Negli ultimi anni il lavoro dei marketer è cambiato così tante volte che a un certo punto abbiamo smesso di chiederci dove stiamo andando e ci siamo limitati a sopravvivere tra tool, task, piattaforme e urgenze.
“Il marketing è morto”, “siamo arrivati alla fine della SEO”, “la creator economy non è più la stessa”, sembrano una serie di clickbait eppure sono titoli veri di articoli validi, post social e newsletter che ho letto nel tempo.
Questi cambiamenti hanno una direzione chiara. Ed è proprio questa direzione, o evoluzione, che ti racconterò in questo articolo con una prospettiva futura da qui ad un decennio.
Ora ti chiedo di fermarti un secondo a pensare da quanto tempo hai iniziato a lavorare nel marketing.
Se hai iniziato ieri o da poco, quello che sto per dirti non ha abbastanza memoria nella tua testa, però fidati di me.
Se guardo al mio lavoro oggi e a quello che facevo solo 10 anni fa, riesco chiaramente a vedere che il cambiamento è stato così rapido da non lasciare a noi marketer il tempo di metabolizzare.
Riesci a vedere lo stesso?
E poi c’è pure la questione del lavoro frenetico, eh si perché nelle agenzie di marketing i ritmi sono pazzeschi: tutto deve essere pronto subito, tutto è urgente.
A volte mi chiedo se questo sia davvero l’unico modello possibile. Perché è evidente che non vendiamo solo velocità. Vendiamo competenza, esperienza, capacità di leggere i problemi prima ancora di risolverli.
E tutta questa urgenza, alla lunga, ci ha distratti dal cambiamento stesso. Più cercavamo di stare dietro alle richieste, meno avevamo tempo per fermarci a capire cosa stava davvero succedendo.
Quante volte ci siamo detti “mi devo aggiornare”, per poi aggiungere subito dopo “sì, ma quando?”.
Con il risultato di trovarci spesso a rincorrere le novità, a faticare a starci dietro, a provare quel senso di inadeguatezza che nasce quando la velocità del cambiamento sembra sempre un passo avanti rispetto a noi.
Questa sensazione è diventata ancora più evidente con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, che non ha fatto altro che premere sull’acceleratore. Non ha creato il cambiamento, lo ha reso impossibile da ignorare.
Ed è proprio da qui che parte la riflessione sul futuro del marketing.
Il futuro del marketing nell’era dell’intelligenza artificiale
Nel prossimo decennio il marketing continuerà a cambiare.
E non sarà solo una questione di nuovi strumenti, nuove piattaforme o nuove competenze da aggiungere al curriculum. Sarà qualcosa di più sottile e, per certi versi, più scomodo.
Da una parte c’è una richiesta sempre più pressante di velocità. Fare di più, pubblicare di più, ottimizzare di più. Fare in fretta, appunto. Dall’altra, però, cresce una sensazione diffusa di perdita di controllo. Come se il fare, da solo, non bastasse più a tenere insieme i pezzi.
Automazione e intelligenza artificiale stanno già rendendo molte attività operative più veloci e più economiche. Non è una previsione futuristica, è qualcosa che stiamo vivendo adesso.
Secondo il Future of Jobs Report del World Economic Forum, una parte significativa delle attività di marketing più ripetitive sarà sempre più automatizzata o supportata da sistemi di AI nei prossimi anni.
E quando questo succede, quando il fare diventa accessibile, standardizzabile, replicabile, succede anche un’altra cosa. Il fare smette di essere un elemento distintivo.
A quel punto la differenza non la fa più chi esegue meglio, ma chi sa interpretare il contesto, chi è in grado di fare scelte, di tenere una direzione, di assumersi la responsabilità dei risultati di business.
A questo punto il valore del marketing inizia a cambiare.
Nel prossimo decennio, infatti, il valore del marketing si sposterà sempre meno sull’esecuzione e sempre più sulla capacità di pensare.
Pensare prima di fare, pensare mentre si fa, pensare anche quando tutti chiedono solo di “fare in fretta”.
In altre parole: meno task, più pensiero.
È qui che cambia davvero il ruolo del marketer nel futuro perché deve saper decidere che cosa ha senso fare e cosa no. Le competenze del marketer del futuro non sono solo tecniche. Sono strategiche, critiche, decisionali. Riguardano la capacità di leggere la realtà.
E se hai avuto modo di leggere altri articoli del mio blog, come (ad esempio) “Sviluppare il Pensiero Strategico come superpotere nel marketing”, avrai sicuramente capito che il futuro viaggia in perfetto accordo con il mio modo di vedere il marketing.
Pensiero critico, strategia, visione d’insieme: è quello che ho sempre inserito nel mio modo di fare marketing per i miei clienti.
E proprio per questo mi pongo una domanda che non è affatto scontata: saremo tutti in grado di sostenerla, questa direzione?
I limiti culturali che frenano l’evoluzione del marketing
Questa trasformazione non riguarda solo i marketer.
Richiede aziende disposte a smettere di vedere il marketing come un centro di costo, un reparto operativo o un semplice “supporto alla vendita”, e iniziare a trattarlo come una funzione chiave del cambiamento.
Spoiler: non tutte sono pronte.
Nel mio lavoro mi è capitato spesso di trovarmi davanti a questa situazione implicita.
Aziende che preferiscono un marketer che esegue bene, piuttosto che uno che fa domande scomode. Che consegna, produce, ottimizza. Ma non mette in discussione.
E invece il nuovo ruolo del marketing porta inevitabilmente anche questo.
La possibilità, e la responsabilità, di dire cose come: “guarda che il prodotto che hai fatto non va bene, non si vende, non ha mercato”.
Frasi che nessun imprenditore ha davvero voglia di sentirsi dire, ma che spesso sono necessarie.
Qui il limite non è tecnologico. È culturale.
È la difficoltà ad accettare che il marketing non sia solo esecuzione, ma anche visione. E che questa visione, a volte, entri in conflitto con decisioni già prese.
Il futuro del marketing: in conclusione
Se lavori nel marketing e senti che il tuo valore non sta solo nel fare le cose, ma nel capire quali cose ha davvero senso fare, allora sei già un passo avanti.
Non perché hai più tool o più competenze tecniche, ma perché hai iniziato a occuparti della parte più difficile di questo lavoro: pensare.
E sì, magari sei già in sella all’unicorno e stai volando. Non verso un futuro lontano e astratto, ma verso un futuro che, in realtà, hai già in mano.
Sì ho citato un unicorno, non a caso.
“Monta in sella all’unicorno” è il nome della mia newsletter, uno spazio in cui faccio questo tipo di riflessioni. Un posto dove fermarsi a pensare, mentre tutto intorno corre.
Se questo articolo ti ha fatto accendere una scintilla o ti ha fatto sentire meno sol* nel cambiamento, sappi che puoi salire in sella quando vuoi cliccando qui.




