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Troppo spesso tralasciamo il fatto che noi abbiamo potenzialmente un impatto nella vita delle persone che incontriamo. Anche se solo per pochi minuti, anche se solo una volta.

Ci concentriamo su noi stessi e a questo proprio non ci pensiamo.

Naturalmente, vale anche il contrario: ci sono persone che, anche senza volerlo, lasciano un’impronta dentro di noi.

Ti faccio un esempio. Anzi, più che un esempio ti racconto la situazione che mi ispirato a scrivere questa mail.

È più di un anno che vado in palestra con un obiettivo preciso: dimagrire, tornare in forma come lo ero qualche anno fa.

Quindi ora torna con me a quel mio primo giorno di palestra.


(Sì, lo so che non c’eri, ma una delle cose che amo di più del copywriting è proprio questa: la capacità di farti immaginare situazioni che non hai mai vissuto.)

Erano le 19:30.


Mi infilo nella tuta rimasta per troppo tempo chiusa in un cassetto e mi dirigo all’appuntamento con il trainer che avrebbe dovuto aiutarmi a costruire il mio piano di allenamento.

Ora, lui non lo sa ma effettivamente il suo modo di fare ha avuto un impatto su di me.

Mi ha spiegato gli esercizi, certo. Ha fatto quello che doveva fare. Ma io percepivo chiaramente che non aveva voglia di essere lì. Che non era davvero interessato ad aiutarmi.

Quindi non mi sono sentita accolta, né motivata.

Il risultato? Ho smesso di farmi seguire. Ho iniziato a crearmi la scheda da sola, usando un’app.

Poi ho cambiato orari. Allenarmi la sera, dopo una giornata intensa di lavoro, non funzionava più: ero stanca, la testa altrove, e quel momento che volevo fosse solo per me alla fine non lo era.

Così ho iniziato ad allenarmi la mattina, quando tutto è più silenzioso, e anche dentro di me c’è più spazio.

Le persone in sala erano diverse e lì ho pensato: “vediamo com’è, magari stavolta è diverso”.

E in effetti, qualcosa è cambiato.

La persona che mi segue oggi è incredibilmente precisa: nella mia scheda ci sono note scritte con attenzione, suggerimenti mirati, accorgimenti personalizzati.

Ho pensato: “Wow. Che differenza”.

Perché quella precisione non è solo una questione tecnica: è cura, è presenza, è impatto.

Proprio quello di cui ti ho parlato ad inizio di questa mail.

È grazie a dettagli come questi che viviamo o offriamo esperienze migliori a chi si relaziona con noi.

E se ripensi ai tempi della scuola, scommetto che anche tu hai avuto quell’insegnante che non ti piaceva…e guarda caso non ti piaceva nemmeno la materia.

Coincidenze? Non proprio.

Il modo in cui una persona si approccia al proprio lavoro può condizionare totalmente l’esperienza di chi ha di fronte.

E qui arrivo al punto.

La precisione sul lavoro è un valore. Non meno importante della competenza.

Quando dico a un cliente (o alle ragazze del team) che una consegna arriva domani, quella cosa arriva domani.

Tuttavia siamo umani, non macchine…altrimenti il nome dell’agenzia sarebbe stato “Machines” e non “Humans”, ti trovi? Quindi l’imprevisto che ti impedisce di essere puntuale nella consegna, capita.

A quel punto si comunica. Si gestisce la mancata consegna. Quello che non si fa è sparire, lasciare le persone nel dubbio, farle sentire dimenticate. O peggio ancora, prese in giro.

Perché la precisione non è solo essere puntuali con i propri clienti.

È dire a quel cliente: 

“Puoi fidarti di me.”

“Mi importa di questo lavoro.”

“Mi importa di te.”

In un mondo dove spesso si dà per scontato che tanto “un giorno in più non cambia nulla”…la precisione è una presa di posizione che ti porta a essere scelti ancora e ancora dai tuoi attuali clienti.

È il modo in cui scegliamo di avere un impatto positivo, ogni giorno, anche nelle cose piccole.

E tu, ci hai mai pensato a quanto il tuo comportamento impatta nella vita delle persone?

A presto,
Assunta

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