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Quando eravamo bambini, la nostra parola preferita era “perché?”.

Perché il cielo è blu?

Perché piove?

Perché non posso farlo?

Era il modo più semplice e potente che avevamo per capire il mondo.

Poi, crescendo, smettiamo di chiederci il perché delle cose.

Forse perché abbiamo fretta, e fare domande rallenta. Fretta di arrivare da qualche parte, di dimostrare, di fare tutto subito.

Forse perché pensiamo di sapere già tutto.

Crediamo di sapere già come vanno le cose: “l’ho già vissuto, so come finisce.” Ma, molte volte, quel “so come finisce” si basa su una sola esperienza, su un solo punto di vista.

Vivere la vita e capirla sono due cose diverse.

Anche nel nostro lavoro, il marketing, questa differenza pesa moltissimo. È esattamente ciò che distingue chi pensa da chi esegue.

Chi si chiede “perché” crea. Chi non lo fa, replica.

Quando smetti di chiederti il perché delle cose, inizi a muoverti per automatismi.

Ti rifugi nelle frasi fatte, nei cliché, nei modelli che “hanno funzionato per gli altri”.

E in quel momento smetti di vivere davvero la tua vita, perché stai solo percorrendo strade già tracciate.

Non innovi: copi con gli occhi bendati.

Ecco perché mi piace parlare della catena dei 3 perché. Non è una regola matematica. A volte ne basta uno, altre ne servono cinque. Ma intorno al terzo “perché”, di solito, accade qualcosa: la superficie si rompe e inizia il tuo pensiero critico.

Succede, ad esempio, quando ascolti il telegiornale e senti parlare di una nuova manovra economica.

Ti chiedi: Perché funziona così?

Poi: Quali conseguenze può avere?

E ancora: Perché porterà proprio a quelle conseguenze?

O perché l’opposizione dice il contrario?

A quel punto non stai più ascoltando: stai capendo.

Nel marketing è lo stesso.

Leggi un caso studio di successo e ti chiedi: Perché ha funzionato?

Perché hanno scelto quel funnel e non un altro?

Perché le persone hanno risposto in quel modo?

E da lì inizi a costruire la tua visione, non a copiare quella degli altri.

Il “perché” è come un muscolo: se smetti di usarlo, si atrofizza.

Ma se lo alleni ogni giorno, diventa la tua bussola.

A presto,
Assunta

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